Note critiche

VITTORIO MENDITTO PITTORE

Vittorio Menditto (1990) è un giovane di 25 anni che dopo un incidente motociclistico è rimasto tetraplegico, cioè paralizzato dal collo in giù. La sua vitalità lo ha portato a cercare nell’arte il riscatto all’assurdità della vita. Da bravo autodidatta, come tutti i pittori ha fatto il copista, cercando di imparare la tecnica pittorica facendo dei paesaggi un po’ naif e un po’ surreali, per il senso di vuoto che li occupa.

Ma dopo questa prima esperienza, già importante per i risultati raggiunti, egli è passato a rappresentazioni più complesse e astratte. Il che ci fa dire che Egli ha il dono innato della pittura, soprattutto perché questo dono è legato alla visione dei suoi pensieri, alle sue astrazioni, ma si badi esse non sono infantili, bensì raffinate sia

nella cura che nell’esecuzione. Inoltre queste forme visive hanno molto della sua giovinezza, nel senso che appartengono all’esperienza dei Manga, fumetti giapponesi. Si pensi, ad esempio, alle costruzioni avveniristiche che si vedono nei film di fantascienza quando intendono darci un’idea delle città del futuro. Angoli retti. Linee trasversali, muschi o piante che inducono il pensiero ad orti, o a giardini abbarbicati nelle astronavi spaziali.

Ovviamente Vittorio ha bisogno di un assistente che gli gira la tela per il suo completamento. Questo ne dimostra ancora di più la capacità innata del pittore dato che deve tenere sempre presente la visione d’insieme. Un po’ come succede per il romanziere che deve tenere a mente la trama e l’ordito, eppure nel contempo mantenere quella emotività psicologica che lega il romanzo, e, così per Menditto il quadro.

Insomma una pittura meritevole di attenzione e da tenere sott’occhio in attesa di sorprese. E non dimentichiamo che queste pitture di testa sono fatte con la testa grazie ad un speciale caschetto che gli permette di guidare il pennello o la spatola come fosse una mano, anzi meglio.

Boris Brollo